Cultura

Venezia, a Palazzo Cini una mostra dedicata alla grande attrice Lyda Borelli

Donna d'altri tempi ma estremamente emancipata e all'avanguardia. Dal 1 settembre al 15 novembre si potrà ammirare il percorso tra foto e documenti originali che ricostruirà la vita di una vita assolutamente fuori dagli schemi

Venezia a Palazzo Cini una mostra dedicata alla grande attrice Lyda Borelli
Venezia a Palazzo Cini una mostra dedicata alla grande attrice Lyda Borelli (Fondazione Giorgio Cini)

VENEZIA - Dal 1 settembre al 15 novembre il secondo piano di Palazzo Cini ospita la prima mostra dedicata a Lyda Borelli, grande attrice e donna d’avanguardia del primo Novecento. La mostra espone i risultati di un ampio studio sulla carriera teatrale dell’attrice, già confluiti nel volume «Il Teatro di Lyda Borelli». Nell’anno del suo decennale, l’Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini, celebra con una mostra monografica la figura della grande attrice Lyda Borelli (La Spezia, 1887 – Roma, 1959) - prima moglie di Vittorio Cini - una delle più affascinanti interpreti italiane del primo Novecento, nonché icona liberty e donna d’avanguardia. La mostra, a cura di Maria Ida Biggi, attraverso rari documenti d’archivio e una straordinaria galleria di fotografie, riporta alla luce quella che è stata la carriera teatrale dell’attrice, dai grandi successi sui palcoscenici d’Italia e del mondo, sino al trionfo nel cinematografo. La mostra sarà aperta al pubblico a Palazzo Cini a San Vio, dal 1 settembre al 15 novembre 2017.

Foto e testimonianze originali
Il percorso espositivo a Palazzo Cini ricostruisce, attraverso una ricca selezione di fotografie d’epoca e materiali inediti e originali, la vita di Lyda Borelli, sia come attrice sia come musa ispiratrice dei più grandi fotografi e artisti del primo Novecento. Inoltre, oltre a ripercorrerne la vicenda artistica, fornisce un quadro generale della sua personalità: l’attrice incarnava perfettamente la modernità d’inizio secolo, la sua immagine di donna emancipata, costruita attraverso il carattere dei personaggi che interpretava, ma anche alla forza del suo carattere nella vita reale, contribuì a creare la sua icona liberty e di donna d’avanguardia. Madrina della jupe-culotte, la prima forma di pantalone femminile, Lyda è anche una delle prime donne a sperimentare l’ebbrezza del volo, affiancata dai maggiori aviatori dell’epoca, ed è tra le poche donne del suo tempo a comparire al volante di un’automobile.

L'artista
Nata figlia d’arte nel 1887, la Borelli comincia giovanissima la propria carriera debuttando nel 1901, a soli quattordici anni, nella Drammatica Compagnia Italiana di Francesco Pasta e Virginia Reiter. Nel 1903, entra nella Compagnia Italiana Talli-Gramatica-Calabresi e, sotto la guida di Virgilio Talli, comincia a farsi apprezzare da pubblico e critica. Nel 1905 ottiene il ruolo di ‘prima attrice giovane’ e recita al fianco di Eleonora Duse interpretando il personaggio di Fernanda nel dramma omonimo di Victorien Sardou. Nel 1909 diviene prima attrice e, per il triennio successivo, firma un vantaggioso contratto con la nuova Compagnia Drammatica Italiana diretta da Ruggero Ruggeri, arrivando a portare in scena fino a settanta titoli in un anno. Nel 1912 diviene capocomica della Compagnia Italiana Gandusio-Borelli-Piperno, diretta da Flavio Andò, mentre nel 1915 entra a far parte della nuova Compagnia diretta da Ermete Novelli, con la quale porta in scena, in prima assoluta al Teatro Carignano di Torino, Le nozze dei Centauri di Sem Benelli. Tra il 1916 e il 1918, il teatro italiano risente della difficile situazione generata dalla Grande Guerra; numerosi drammaturghi e uomini di teatro partono al fronte e intrattengono con Lyda Borelli appassionati carteggi. Nel 1918 l’attrice sposa il conte Vittorio Cini e abbandona le scene per dedicarsi alla vita familiare.

Fotografia, pittura, video
Parte dell’esposizione è dedicata alla fotografia, che in quegli anni era il principale mezzo di veicolazione dell’immagine di un’artista. Si potranno ammirare gli scatti di alcuni dei più grandi fotografi del tempo: Mario Nunes Vais, Arturo Varischi e Giovanni Artico, Emilio Sommariva e Attilio Badodi, per i quali la Borelli ha posato sia in abiti di scena, sia dando sfoggio delle sue celebri toilettes. La sartoria veneziana Atelier Nicolao ha realizzato, appositamente per la mostra, tre abiti di scena dell’attrice. Il costume di Favetta in occasione della prima rappresentazione assoluta de La Figlia di Iorio di Gabriele D’Annunzio, quello della protagonista di Salomè di Oscar Wilde, indossato durante la «danza dei setti veli», e un abito borghese che documenta l’eleganza dell’artista nella vita quotidiana. In mostra vi saranno le rare e inedite stereoscopie su lastre di vetro, realizzate da un apparecchio fotografico appartenuto alla stessa Borelli. Un viaggio tridimensionale alla scoperta della vita privata dell’attrice e della sua tournée in Sudamerica (1909-1910), fruibile dal pubblico grazie alle videoproiezioni curate da Umberto Saraceni (Visual Lab). Ad arricchire il racconto, anche diversi album con preziosi ritagli stampa che documentano i suoi successi a livello nazionale e internazionale. Una sezione di Lyda Borelli primadonna del Novecento è dedicata all’immagine pittorica della Borelli. Tra i ritratti di noti esponenti della pittura italiana della Belle Époque, assume un ruolo particolare il dipinto del pittore Ettore de Maria Bergler, uno dei maggiori rappresentanti del liberty siciliano, e quello della pittrice Maria Vinca che mostra Lyda Borelli in una dimensione familiare insieme ai due figli Giorgio e Mynna.  Completa il percorso espositivo un montaggio video realizzato dalla Fondazione Cineteca Italiana di Milano: un excursus sulle interpretazioni cinematografiche della Borelli, fondamentali nella costruzione della sua immagine d’artista. Per informazioni: www.cini.it.