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Vince la 'fronda della porchetta': chiusa la moschea a San Stino

Il Comune ha scoperto solo ora che nello statuto del centro culturale è prevista la pratica del culto, che una legge regionale vieta per questo tipo di locali

Vince la 'fronda della porchetta': chiusa la moschea a San Stino
Vince la 'fronda della porchetta': chiusa la moschea a San Stino (Adobe Stock)

VENEZIA - Era stata inaugurata solo domenica scorsa, a San Stino di Livenza, con tanto di protesta di un gruppo di residenti che avevano portato una porchetta, ma è stata già chiusa, perché non avrebbe le necessarie autorizzazioni, la moschea del centro culturale 'Al Hilal'. Il Comune ha scoperto solo ora che nello statuto del centro culturale è prevista la pratica del culto, che una legge regionale vieta per questo tipo di locali.

La 'moschea' aveva aperto i battenti in pompa magna e all'inaugurazione era intervenuto lo stesso sindaco, Matteo Cappelletto, con la fascia tricolore. Tutto mentre uno sparuto gruppo mangiava dall'altro lato della strada una porchetta in segno di spregio. «Ci è stato presentato come centro culturale ma nel consegnarci lo statuto, atto non necessario ma che dimostra la correttezza dell'associazione - spiega Cappelletto -, abbiamo scoperto che si faceva esplicito riferimento al culto religioso, quindi in contrasto con la legge regionale che vale per tutte le fedi e confessioni».

Non mancano le reazioni. «È una cosa molto grave», dice Tanji Bouchabi, responsabile dell’associazione Al Hilal e presidente della federazione islamica veneta, «perché avevamo già inaugurato la sede alla presenza di importanti autorità facenti parte del consolato e dell’ambasciata. L’articolo della Costituzione sulle minoranze religiose non viene rispettato e a fronte di quanto ci è stato comunicato adiremo le vie legali per far valere i nostri diritti. Siamo stati avvisati solo martedì e siamo rimasti tutti molto male: dobbiamo andarcene via, non avendo un luogo dove pregare».