cronaca

Colpivano le loro vittime con calci e tirapugni metallici: arrestati

Si chiama "Knockout Game" e consiste nel scegliere un bersaglio, spesso inerme, e massacrarlo finchè non cade a terra senza sensi. I carabinieri hanno dato esecuzione ad ordinanza di applicazione di misure cautelari agli arresti domiciliari ed obbligo di dimora a carico di tre ragazzi

Un'automobile dei carabinieri
Un'automobile dei carabinieri (diario di trieste)

PORTOGRUARO – Colpivano violentemente le loro vittime al volto ed al corpo con calci e pugni, utilizzando anche tirapugni metallici. Proprio come prevede il «Knockout Game», la «moda» americana che consiste nel scegliere un bersaglio, spesso inerme, e massacrarlo finchè non cade a terra senza sensi. I carabinieri della compagnia di Sacile, con la collaborazione dei colleghi della compagnia di Pordenone, nella mattinata di ieri hanno dato esecuzione ad ordinanza di applicazione di misure cautelari agli arresti domiciliari ed obbligo di dimora a carico di tre ragazzi (Roland Lika, 21enne residente in Fontanafredda; Bekim Mulaj, 22enne, domiciliato ad Azzano Decimo; Alexsander Zhava, 28enne, residente in Vigonovo di Fontanafredda) ritenuti responsabili di concorso in lesioni personali aggravate, violenza privata e minaccia.

I fatti
Tutto è cominciato il 27 dicembre del 2012 quando un minorenne che si trovava in piazza Castello a Portogruaro si è visto arrivare addosso, senza alcun motivo, un ragazzo. Lo ha preso a pugni e schiaffi, mandandolo all'ospedale per 10 giorni. Poi una sequenza di altri episodi simili tra Veneto e Friuli. Ora i carabinieri sono risaliti agli autori. L’origine delle indagini risale al 24 febbraio scorso, quando, alle 2.30 circa vicino al locale «Bobe’s the Getaway» di Aviano, tre albanesi ed un rumeno – domiciliati rispettivamente a Pordenone, Maniago e Vajont – erano stati brutalmente aggrediti, con violenza inaudita, da un gruppo di persone con le stesse modalità del «Knockout game». I tre soggetti sottoposti a misura cautelare, in concorso tra loro ed in totale assenza di motivi di contrasto con le persone offese, forse ubriachi o sotto l’effetto di stupefacenti, avevano provocato alle loro vittime diverse lesioni – contusioni mandibolari, trauma cranico, ematomi sulla fronte, al cuoio capelluto ed in zona occipitale – e numerose fratture al volto con prognosi ricomprese tra 4 e 30 giorni. Il Tribunale di Pordenone ha contestato i reati di lesioni personali aggravate da motivi abietti e futili violenza privata e minaccia.